Una Finestra sulla Puglia

Svettano al cielo sugli uomini con una protervia e una limpidezza senza eguali. Ora s’affacciano sul mare, ora s’innalzano al centro di vecchi paesini. La cattedrale di Trani, “alta come una acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo”, scrisse Cesare Brandi, che aggiunse: “col filo a piombo dei suoi profili scandaglia il mare: con gli incastri esatti degli spioventi, s’addentella al cielo. Il miracolo è avvenuto”.

La cattedrale di Ruvo, il più mirabile esempio di arte “romanico-contadina” (Guttuso). La cattedrale di Molfetta, “dopo San Marco a Venezia, forse la chiesa dagli spazi più misteriosi». E la cattedrale di Bari, la cattedrale di Troia. E tutte le altre, monumenti viventi dell’arte romanica pugliese: arte semplice e grandiosa nata dall’alleanza fra “la croce e la spada”, fra la Chiesa di Roma difesa dai Normanni e l’influenza di Bisanzio.


La Concattedrale di Ruvo di Puglia, dedicata a Santa Maria Assunta

C’è poi la Puglia dei castelli. Anzitutto del sublime Castel del Monte, costruito dal grande Federico II di Svevia quasi fosse monumento di sé stesso al centro di una lussureggiante selva, purtroppo, scomparsa. E’ impostato su otto torri ottagonali ed il suo fascino scarno colpisce quanto l`alone di mistero che l’ha sempre circondato. Quali magie nascondono quelle perfette geometrie? Quale colloquio con le divinità intrattengono quelle pietre disposte secondo un indecifrabile codice?

Castel del Monte
Castel del Monte

Coi castelli, Svevi e Normanni la fecero da padroni, prima che ci mettessero mano gli Angioini e gli Aragonesi. Tutta la Puglia pullula delle loro fortificazioni, da Bari a Lucera, da Gioia del Colle a Manfredonia. Poi vennero le masserie e le torri, “cattedrali verdi” ora in gran parte abbandonate al centro delle campagne o soffocate dalle città. Molto spesso sorsero su grotte in cui per secoli si mimetizzò la vita sotterranea del popolo delle caverne.

E’ il fascinoso itinerario della civiltà rupestre pugliese. Ancora non del tutto note sono le cause che spinsero popolazioni di interi villaggi a mimetizzarsi nelle pieghe della terra e a riemergervi solo per il lavoro dei campi. Forse l’arrivo di sempre nuovi invasori. Forse la scarsità di materiale edilizio. L’epopea delle città sotterranee è raccontata dai resti che si sono salvati a Massafra e a Mottola, a Palagiano e nel Salento, nel Barese e nel Brindisino. Durò per tutto il medioevo e gli architetti del tufo ci hanno lasciato esempi mirabili di organizzazione di vita.

Non meraviglia, in una regione in cui anche la preistoria recitò una grandissima parte. Il sempre più sorprendente itinerario archeologico pugliese parte dai vasi apuli e dalle famose stele daune, ritrovate sul Gargano, la stessa terra che ci ha restituito una miniera a cielo aperto di selce, la più grande e importante mai venuta alla luce nell’era del Mediterraneo.

Si può dire che il territorio pugliese sia un parco archeologico ininterrotto. Dolmen e menhir, città scomparse dissepolte, villaggi medievali abbandonati, necropoli d’ogni epoca che hanno restituito stupefacenti corredi funerari completano un quadro che non può ignorare le tante finissime tracce della gloria magnogreca ed ellenistica, con Taranto e i suoi stupefacenti ori in primo piano. Dalla pulizia delle forme delle cattedrali, al “bizzarro inestricabile groviglio di pietra cesellata che emerge dalle facciate di case e chiese” nel Salento. E’ il barocco, una scultura che sembra un disordine ma che ha uno splendido ordine sovrano. Capitelli, balconi, stemmi sono figli di un calcare tenero, docile, dorato che condiscende a qualsiasi grazia e dolcezza dello scalpello. Lecce “la gentile”, e Martina, balcone sulle Murge, ne sono il fiore all’occhiello.

Il nostro immaginario visitatore si rituffa nel cuore della terra per vivere la magia dei fiabeschi paesaggi spontanei creati dall’acqua e dal calcare nelle grotte di Castellana, le più grandi d’Europa. Stalattiti e stalagmiti salgono e scendono, goccia su goccia, granello su granello, ora come millenni fa, come nei millenni futuri. Pochi passi più in là, bianchi seni protesi verso il cielo illuminano il paesaggio di un’altra meraviglia. I trulli sono la testimonianza irripetibile ed ingenua di una saggezza contadina che ancora stupisce: il sistema delle corti interne, riparate o ventilate secondo le stagioni, dimensionate in modo da non aver bisogno di apporti energetici esterni un anticipo di tecniche moderne e sofisticate. Alberobello, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca sono le città dei trulli, avamposti della dolcissima valle d’Itria, punte avanzate di una regione che un villeggiatore tedesco descrisse così: “L’immenso piano della campagna, leggermente ondulata, il mare così maestoso, il cielo così infinito e sereno costituiscono una trinità grandiosa e singolare”.





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